Le perle: un dono delle ostriche

L’utilizzo ornamentale delle perle risale a tempi remoti: i popoli orientali dell’antichità furono i primi a praticare la pesca dell’ostrica perlifera per creare collane, diademi e bracciali, che sono giunti fino a noi dopo millenni grazie al ritrovamento di vari reperti archeologici. Molto popolari anche ai tempi dell’antica Roma e dell’antico Egitto, il loro utilizzo si mantenne nei secoli attraversando il Rinascimento e le successive epoche, arrivando fino ai giorni nostri.

Ma da dove arrivano le perle?

Esiste una specie di ostrica molto particolare, chiamata Pinctada Margaritifera, che reagisce all’intrusione di corpi estranei all’interno delle sue valve (tipicamente un sassolino o un granello di sabbia) secernendo una miscela organica composta da aragonite, calcite e conchiolina. Si tratta di una reazione del sistema immunitario dell’ostrica che, per poter espellere il corpo estraneo, lo intrappola all’interno della miscela una volta solidificata: si forma così un guscio isolante, nient’altro che la bramata perla.

La Pinctada Margaritifera è diffusa specialmente nei mari caldi (Mar Rosso, Golfo Persico, Golfo del Bengala, Mare di Cina, Mare dei Caribi) dove ne è praticata sia la pesca che l’allevamento (negli allevamenti si tenta di riprodurre il processo di formazione della perla, introducendo forzatamente un corpo estraneo all’interno delle valve).

L’ostrica perlifera non è il solo mollusco bivalve a creare le perle; tuttavia le altre tipologie di perle si rivelano mediocri, lasciando il primato di pregio e bellezza alle perle di Pinctada Margaritifera.

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